CGIL: In Italia 7 milioni di Bamboccioni. La colpa è del precariato
Ma la verità è che la stragrande maggioranza vorrebbe andarsene di casa

In Italia ci sono oltre 7 milioni di giovani, con età compresa tra i 18 e i 34 anni, che vivono ancora con le proprie famiglie.
Sono stati ribattezzati bamboccioni, ma la verita', fotografata nel rapporto Cgil è che la stragrande maggioranza vorrebbe andarsene di casa, ma non puo'. Tutta colpa del precariato e del rincaro degli affitti. La ricerca tracciata dal Cgil e dal Sunia, ha realizzato un identikit di questi giovani tra i 18 e i 34 anni che per necessita' non riescono ad emanciparsi dalla famiglia. Di questi 7 milioni il 40% ha piu' di 25 anni.
E' quanto è emerso Cgil-Sunia, riguardo la condizione dei giovani, in fatto di lavoro e coabitazione con le famiglie, i dati sono allarmanti. I giovani, con età compresa tra i 18 e i 34 anni, che vivono ancora con le proprie famiglie, sono 7 milioni.
Di questa cifra, almeno una persona su due, ha più di 25 anni. I cosiddetti “bamboccioni”, però, non sembrano essere la causa di queste statistiche, forse ne sono le vittime. Considerando il fatto che, il 60% guadagna meno di mille euro mensili e la disoccupazione giovanile nel marzo 2011 fa segnare un 28,6%.
Senza contare, poi, la media degli affitti in Italia che ammontano a più di 700 euro mensili. La matematica non è un opinione. ex.: un ragazzo che vive a Milano, come fa a mantenersi con uno stipendio inferiore a 1000 euro e con un affitto di 700?…Tanto vale che viva con i suoi e abbia l’opzione di risparmiare quei 700 euro o di spenderli come meglio crede, invece di darli a qualche speculatore immobiliare con le tasche piene.
Un’altra considerazione da fare a chi punta il dito verso questa categoria è il fatto che sono tutte persone frustrate da questa situazione di convivenza familiare. Solo il 9% sta bene a casa, il resto preferirebbe intraprendere uno stile di vita autonomo e indipendente. D’altro canto, questi giovani sembrano rassegnati a questa situazione dove il 55% di essi la reputa una cosa normale. Anche in questo caso, in Europa, siamo nelle ultime posizioni. Bisognerebbe trovare una mediazione tra la domanda di emancipazione dei giovani e un’offerta più adeguata da parte del mercato immobiliare, per poter togliere da “una convivenza forzata” dalle famiglie i giovani italiani.
Lo studio ha analizzato la condizione abitativa dei giovaninell'ambito della campagna "La casa nel percorso di autonomia delle nuove generazioni" e individua nel mix di canoni troppo alti e redditi troppo bassi la ragione principale che impedisce a questa generazione di mettere su casa: circa il 60% dei giovani, infatti, percepisce un reddito mensile inferiore a 1000 euro senza contare che il tasso di disoccupazione giovanile nel marzo 2011 ha toccato il 28,6%, un 20% che non studia e non lavora, un 30% che ha un lavoro atipico. I canoni d'affitto, d'altra parte, ammontano in media a 1.020 euro per i nuovi contratti e a 750 euro per i rinnovi.Eppure la voglia di emanciparsi non manca: solo il 9%, infatti, sta bene a casa. Gli altri vorrebbero volare via (il 88% sarebbe disposto anche a cambiare città), per avere un'indipendenza economica (47%), sposarsi o convivere (18%) e misurarsi da soli con la vita (15%). La rassegnazione, per, si fa spazio: il vivere in famiglia, infatti, viene percepito come un fatto normale dal 55% e come un problema dal 40%. Ancora più ampia (60%) la quota dei genitori che considerano il fenomeno come una cosa normale.
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